Ed una voce lenta e sottile mi biasima, continua a ripetere con voce ferma di chi rimprovera, di non scrivere, di non parlare di sensazioni simili a malinconia. Ma tutto ha perso il suo sapore originario, tutto è svanito ed è rimasto sfocato in pensieri troppo lascivi. Non manca una persona, non manca un sentimento, non manca il cielo e non mancano nemmeno le stelle. Manca la certezza di essere persona, manca la certezza del nome ed anche del cognome. Manca la certezza di esser un corpo ancora intatto, manca la certezza che queste mani e queste braccia possano incontrarsi tra di loro. In uno specchio appannato, l'immagine resta ancor troppo incerta, negli occhi ho messo parole e sensazioni senza pensare a queli fossero, e nella testa ci son pensieri che non dovrebbero esserci. Pazzia. E' folle pazzia del non sapere a quale luogo appartenere, è la pazzia di chi ha perso se stesso e le lacrime non possono farlo ritrovare. E' la pazzia lucida che bussa alla porta e non si nega di farla entrare. E' la solitudine che porta luci di razionalità per accettare il mondo anche quando gira al contrario. In mezzo allo squallore potrai dire di seguire la cometa e di giungere allo stato d'animo in cui i sensi si riposeranno dall'affanno, maltrattati e spenti dormono per poter rivivere. Qualcosa che non so spiegare, non ho perso nessuno ma sono la consapevolezza di poter dire chi sono. La coscienza non si lava e non muore tra i sensi di colpa, e se l'esistenza è un senso di colpa di certo quella non ero io. Perchè tra melodie profumate ricerco l'essere, e l'essere più viva di prima.
mercoledì 24 febbraio 2010
domenica 21 febbraio 2010
Hopes
Si ha paura della morte, si teme e non si vuole. Ma quante volte siamo morti nello stesso cielo, quante volte siamo morti negli stessi sospiri e negli stessi affanni, credendo di non poter più riaprire gli occhi. Quante volte ci siamo abbandonati al dolore sanguinanti e feriti. Quante volte ci siamo rialzati accorgendoci di esser vivi ancora senza nemmeno rendercene conto, siamo morti e tante di quelle volte, andati in coma e ci siamo scordati chi ci ha uccisi. Quante volte siamo vissuti e siamo rinati correndo sugli stessi prati, raccolto gli stessi fiori e ci siamo rivolti sorrisi di chi non ricordava così belle le piccole cose. Quanto bruciano le nostre ferite, quanto piangono le nostre anime nella convinzione di esser sole in mezzo al rider sonoro, ma cantiamo e cantiamo sorridenti per quando rinasceremo, e ci sveglieremo in un coro guardando fuori la finestra, sotto lo stesso cielo e ci ricorderemo di quel colore che aveva perso ogni nome, ci ricorderemo che ci piaceva il sole, e ci piaceva abbracciarlo e non avevam paura che scottasse troppo.
giovedì 18 febbraio 2010
forever at your mercy
Come son tristi queste parole ancora non scritte, come son tristi queste parole ancora non dette. Simile ad una lettera, simile ad una scongiura o ad una preghiera, le mie dita scorrono veloci nel raccontare, nel parlare tramite parole piene di ogni emozione, simili a quelle di un pianista con le sue note, simili a ballerine sulle loro punte. Danzanti veloci scorrono e si perdono, si intrecciano in malinconie assordanti, rumorose che si trasformano in note silenziose alle orecchie, suoni troppo alti invece per il cuore che ascolta discorsi lunghi o brevi e non dimentica nessuna congiunzione. Avessi voluto guardare un pò più a fondo in questi occhi avresti scoperto che, che la luna sarebbe stata meno luminosa di ogni mio pensiero, che le stelle non erano mai abbastanza per illuminare la nostra pelle, che le mura contengono sempre qualcosa di più grande al loro interno, che niente si limita ad essere semplice essenza. Che in ogni mio gesto c'era un profumo diverso, che i tuoi sensi erano spenti, che li tenevi a dormire, che nessuna parola era mai stata vana, che non è era mai stata lasciata al caso. Avessi avuto la volontà di amare o di aprire gli occhi, avessi voluto prenderti cura di me, avessi voluto baciare questi graffi sulla mia pelle sporca, avessi voluto dedicarmi una canzone se non sapevi esprimerti in parole, se mi avessi tenuta un pò di più tra le tue braccia solo per non farmi sapere sola, se mi avessi toccata ed accarezzata con la delicatezza di un gigante con il fiore selvatico avresti scoperto che sono più di un corpo, che sono più di un'anima, che sono più di un cuore e che sono più di quello che racconto. Le mie braccia sono troppo stanche per abbracciare ancora un corpo che non esiste, un corpo che andava oltre all'essere qualcuno, i miei piedi sono troppo stanchi per rincorrerlo ancora, ed il mio cervello formula razionalità banali e troppo semplici, la mia creatività si adagia su un letto di solitudine, ma la mia anima ancora ha la forza di sorridere, che la vita non è solo questa, che la vita poteva essere diversa ed invece ha deciso di concentrarsi su di un volto che non era girato mai verso me. I miei arti continuano a muoversi ma verso altre direzioni, ed anche l'orizzonte è cambiato, sta sorgendo un altro sole dopo una lunga notte, ma alla mia anima piace ancora ricordare quanto era bello aver fissa in mente un'immagine che non sbiadiva nemmeno se la scolorivo un pò. Ma ora prendo i miei bagagli, le mie storie e le mie esperienze devo andare a crescere ancora, ho ancora tanta strada da fare, altri volti da incontrare mentre tengo strette le foto di chi è sempre rimasto, di chi ha raccolto la mia elemosina e non mi ha mai abbandonato. Ma ora prendo questi fiori e li porgo sul ricordo di chi ha ricevuto i miei doni e da cui non ho mai chiesto nulla in cambio, lascio i rimpianti sparsi lungo la strada, lascio i rimorsi ad ostacolare il passato, non mi volgerò indietro, ho corso ed ho passato il turno a qualcun altro, e se mai quel corpo volesse fermarmi dovrà discutere col tempo, ma non con le mie labbra. A testa alta vedrò sorgere il sole, a testa alta mi riposerò senza bagnare il mio viso, senza commentare. Come sono piene di speranza queste parole, simili alle dita di un pianista le mie corrono veloci e dicono un semplice addio che possa farla sentire libere... cosicchè possano amare e non l'inesistente corpo di chi non è mai arrivato.
mercoledì 17 febbraio 2010
Just
Nella pazzia c'è più lucidità. Qualunque cosa sia questo stato di infermità mentale mi porta a dubitare degli istinti, mi porta a razionalizzare questa giustificazione chiamata vita. E della filosofia ne posso fare a meno quando in ogni situazione manca la rigidità di contare fino a dieci. Alla fine tutto questo gran baccano è prodotto da visioni ed allucinazioni in cui perdersi è rendersi conto che è tutto più reale. Più reale di quanto si vuol nascondere. Mentire a noi stessi è questo il nostro mestiere, e lo sappiamo fare molto bene, non è stipendiato e non appaga per niente, torniamo a casa troppo stanchi per lamentarcene, basterebbe mettere le carte in tavola e scartare quelle che credevamo importanti per vincere. Stanca di uno stato momentaneo di pura malinconia, che vorrei diluirla in acqua, insapore, non ha forma. Non si può voler morire quando non si è mai vissuti, e nessun giorno è buono per poter dire abbastanza, c'è sempre un obiettivo superiore nel quale ci sentiremo di perdere. Nella pazzia trovo il benessere dinamico di una mente che vaga e viaggia. Ma qui se è buio è solo per ballare, accendo un'altra sigaretta e comincio a realizzare un pò di obiettivi, e non mi importa perdere se non ho nulla da puntare.
domenica 14 febbraio 2010
Words on fire.
Incontrollabile benessere statico
Insicurezza cronica di una malattia esistenziale
Scivoli via annaffiando la pelle graffiata
Lividi vividi dentro noi
Prigionieri tra mura di sangue e sudore
Vestiti di ricordi adornati di facili consuetudini
Parole incorniciate in freddi sorrisi
Ho corso verso l'oceano cercando la spuma
Delle onde per poter bagnare questi piedi stanchi.
Riprenditi o riportale in te quelle labbra abbandonate
Non conoscono la parola fine le mie braccia
pesanti che abbracciano corpi eterei e incostanti
Benessere statico, instabile voglia di certezza
Essenze profumate in mura sporche
Dipingono stanze vuote in versi banali
Rimani o riportami in te
Ho corso verso il mare per annegare
di bisogno di leggerezza.
Brucia il vuoto prima che si riempa
di stupide cadute e facili risalite
Rimorsi scontati e sguardi che fuggono
Pensieri divisi a metà, sogni nel mezzo
Di droghe senza prezzo e non nocive
I polmoni malati respirano te
Fare a pezzi l'anima ritengono conveniente
a poco prezzo vendono la felicità
Una maschera per coprire la vergogna
di dipendere da un legame invisibile.
Oh mio amico la mia testa diventa pesante,
Oh mie amiche parole non potrei tralasciare
il vostro significato in frasi sconnesse
In chiamate non ricevute
e in rose appassite, quando quest'oceano vibra di vita
Il mondo gira intorno a noi
Che se vi scrivo, scrivo con l'anima
e tutto traspare dagli occhi in un soffio di breve
ed intensa luce.
Insicurezza cronica di una malattia esistenziale
Scivoli via annaffiando la pelle graffiata
Lividi vividi dentro noi
Prigionieri tra mura di sangue e sudore
Vestiti di ricordi adornati di facili consuetudini
Parole incorniciate in freddi sorrisi
Ho corso verso l'oceano cercando la spuma
Delle onde per poter bagnare questi piedi stanchi.
Riprenditi o riportale in te quelle labbra abbandonate
Non conoscono la parola fine le mie braccia
pesanti che abbracciano corpi eterei e incostanti
Benessere statico, instabile voglia di certezza
Essenze profumate in mura sporche
Dipingono stanze vuote in versi banali
Rimani o riportami in te
Ho corso verso il mare per annegare
di bisogno di leggerezza.
Brucia il vuoto prima che si riempa
di stupide cadute e facili risalite
Rimorsi scontati e sguardi che fuggono
Pensieri divisi a metà, sogni nel mezzo
Di droghe senza prezzo e non nocive
I polmoni malati respirano te
Fare a pezzi l'anima ritengono conveniente
a poco prezzo vendono la felicità
Una maschera per coprire la vergogna
di dipendere da un legame invisibile.
Oh mio amico la mia testa diventa pesante,
Oh mie amiche parole non potrei tralasciare
il vostro significato in frasi sconnesse
In chiamate non ricevute
e in rose appassite, quando quest'oceano vibra di vita
Il mondo gira intorno a noi
Che se vi scrivo, scrivo con l'anima
e tutto traspare dagli occhi in un soffio di breve
ed intensa luce.
sabato 13 febbraio 2010
fireflies
Mi piacerebbe pensare che questi occhi comunichino qualcosa in più di una semplice lacrima nascosta, vorrei credere che la terra sia diversa e magari piatta, mi piacerebbe pensare che ad ogni mio gesto corrisponda una semplice e piccola risposta, magari sussurrata anche a voce debole, ma penso solo che tutto quello che ho provato è rimasto tra il muro di una stanza senza rimanere nel cuore di nessuno, chiuderò anche questo capitolo e smetterò di legger questo orrendo libro buttandolo via, e rimarranno solo pagine strappate in cui cancellerò anche i ricordi di quelle labbra che cullavano i sogni.
giovedì 11 febbraio 2010
What else is there?
Ci sentiremo così ancora per molto? Solo in parte liberi, solo in parte indipendenti, solo in parte contenti, e solo in parte malinconici, divise a metà queste sensazioni non riescono ad unirsi. In fondo all'anima è rimasto il peso di una coscienza sporca che non porta sensi di colpa, ci sarà qualcun'altro che non punterà il dito, mi dirà che non è svanito il volo di quelle nuvole. Mi daranno un ruolo senza accettarlo, solo in parte liberi, solo in parte amati. Quando i gesti non coincidono con le parole, e quando le parole a loro volta non coincidono nemmeno tra loro. Rendere uniche le metà è un lavoro che in queste notti richiede troppi sentimenti, ma sogno ancora quel viso con una lacrima tatuata sulla sua guancia, e mi ricorda che non è mai stato perso tutto il dolore versato, che non è mai stato vano questo stare bene senza mai chiedersi il perchè poi al ritorno. Scrivo frasi sconnesse e parole senza senso che non trovano risposta in nessuna di queste labbra, non aspetto nulla se non l'inizio di qualcosa che non sia solo una metà, che renda uniche queste sensazioni divise in due. I miei occhi raccontano ciò che non dovrebbero, i miei occhi non riescono a liberarsi, i miei occhi non riescono a liberare questa voglia di cambiare lo sguardo di chi li osserva, questi occhi non riescono a cambiare. Ma mi son voltata già verso altri orizzonti a cui non ho mai dato un nome, orizzonti sfocati che mi rendono sorpresa di questa voglia di alzare le mani contro al cielo, e tra il vento sentire la mia pelle ed il suo odore, questa pelle graffiata e bruciata che avrebbe altro da raccontare, ma che vuole solo carezze.
mercoledì 10 febbraio 2010
I Gave You All.
Dov'è stata la mia decisione? Ho mai preso parte a questa inutile scelta? E dove e quando le mie parole si son fermate... e non lo nego, è un bellissimo labirinto e non mi interessa trovare l'uscita, quando dentro il mio corpo e la mia anima l'ho già trovata. Potrei dire di esser pulita, ma alcune tracce le ho volute lasciare in un ricordo di quando la mia mente si stufò delle storie che non poteva raccontare. Sapete mi hanno voluta far cadere, e cadere più in basso, forse pensavano che la mia statura non mi avrebbe aiutata nella risalita, ma ora che respiro abbastanza da poter dire di vivere in piedi questa vita, son corsa via e in una foresta di parole a cui non ho dato mai retta. Potrei dire di aver dato tutto, forse anche troppo, ma pensavano che avrei pianto nei rimpianti, eppure non son rimasta senza nulla, i miei pensieri semplicemente si adagiano altrove, in terapie per nulla nocive, senza nessun dolore fisico ma lontano da casa. Sorrido e non mi sembra mai abbastanza, allora rido e mi sembra di esser tornata a dipingere con i colori su una tela che ho fatto bianca. Ciò che mi faceva paura semplicemente ha smesso di esser mostruoso a questi occhi, è solo fantasia quei mostri non erano altro che piccoli ostacoli, così piccoli da immaginarmi come un gigante. Avrei voluto dirmi sconfitta, ma più mi guardo attorno e più sorrido vincente, ho perso ed ho perso felice. Ho dato tutto, ed ho scoperto di valere più di quello che lo specchio riflette. In fondo cadiamo e mai sarò sola, vi accorgerete anche voi un giorno poi che non vi sareste mai meritati tutto ciò, ma son contenta perchè vi guarderete e vi sentirete nulla al confronto.
martedì 9 febbraio 2010
rain
Le bugie non arrivano mai sole, bruciano il petto ed arrossiscono le vecchie ferite, ma come potrei spiegarti questo cinismo che stiamo attendendo, queste donne cadono e sanguinano ma ancora sorridono, cadono come in un domino e non son mai sole, guardando fuori da questa finestra poco illuminata contano quelle poche stelle e poi danzano al chiuso in una canzone senza fine. Ma come potrei spiegarti che questo pensiero rimane svuotato del senso e di qualunque significato, ma come potrei spiegarti che questo petto non brucia più, lo sai anche tu che odio giorni come questi ma che continuo a ridere comunque, che ho smesso di sopportare e che nello specchio vedo il mondo e non mi fa paura, queste donne cadono e continuano a sorridere insieme, queste donne piangono ma hanno tanta forza da vestirsi ancora per uscire e di mostrare la loro bellezza, che quando piove si dividono il posto sotto ad un unico ombrello, che hanno cercato sempre l'uno conoscendo il mondo e son rimaste fregate in compagnia, ma il giorno dopo si sveglieranno ancora truccate ed ancora forti, lo sapevano che odiavamo giorni come questi, ma come potrei spiegarti questo cinismo che stavamo attendendo? questo ridere comunque e stare bene in mezzo alla folla di chi ha smesso di credere a queste parole futili, noi domani ci sveglieremo e a noi passerà fregandocene di quegli occhi in cui ci perdevamo, noi che cadiamo come in un domino e ci rialziamo l'istante dopo ancora vive.
domenica 7 febbraio 2010
Lithium.
Non posso sprofondare in inquietudini scomode e gratuite, non posso cadere in acque sporche ora che stavo lavando via le mie colpe. Non posso rialzarmi senza sentir dolore agli arti. Non posso esplodere senza ferire. E' un bisogno fisiologico di attenzione sintomatica. Contorta questa mente priva di maturità sufficiente ad elaborare stati d'animo al di fuori dell'eccesso. Quei pensieri denotano il tuo essere bambino con i suoi troppi perchè. Guardo là fuori ma pure col pianto addosso al viso e col pianto sulla mia schiena mi accorgerò d'esser viva ancora maledicendo quando arriverà il momento in cui non uscirà alcuna parola dalla mia bocca.
I like it I'm not gonna crack
I miss you I'm not gonna crack
I love you I'm not gonna crack
I Killed you I'm not gonna crack.
I like it I'm not gonna crack
I miss you I'm not gonna crack
I love you I'm not gonna crack
I Killed you I'm not gonna crack.
mercoledì 3 febbraio 2010
Smell like teen spirit.
Ho bisogno di nicotina. I miei polmoni richiedono un'altra dose. Non possono aspettare ancora.
Farsi del male non sembra mai abbastanza, ma è così che mi sento bene, vedere queste ferite e capire che sanguino ancora, che sto vivendo ancora. Respiriamo strati di bugie e preferiamo viver di esse convincendoci di uno stato di presunta verità, abbiamo spalle abbastanza grandi per poter portare le considerazioni non dette di chi ci fidiamo. Ascolterò i vostri consigli senza valore, non mi interessano le vostre parole nella convinzione che siete carta a cui nessuna poesia potrebbe dare valore, e del vostro chiamarmi la mia mente si stanca, mentire stanca. Convinti di riposare mentite anche nei sogni, i miei sogni sono chiari e non vogliono esser sporcati. Nemici di questa tranquillità giocate a parlar di altri per non guardare voi stessi. Piccoli uomini che hanno paura di scoprire chi sono, senza saper che la pelle sporca si lava e non si brucia. Ma salve piccoli figuranti di un teatro fallito, una commedia che non è la mia, incoscienti di viver in una tragedia senza copione e senza spettatori, si fingono di esser attori di prima scelta quando sono carne al macello di un mondo che ha scelto di esser crudele. Non conduco nessuno a morire, ma non aspetterò di vederli perire queste comparse, ho capito che fa troppo schifo questa trama per poterla correggere, vivo la mia e la correggo senza sputarci sopra. Ho scelto un teatro e una compagnia migliore, non ci interessano spettatori ma solo l'opportunità di recitare senza maschere. Piccoli uomini condotti al macello non vi guarderò sopperire ma vi scannerete e penserete a quant'è piccola quell'anima che sotto falsità avete lodato come cani abbandonati, e poi abbandonati da chi? Che alla fine siete sempre stati soli e affamati.
Farsi del male non sembra mai abbastanza, ma è così che mi sento bene, vedere queste ferite e capire che sanguino ancora, che sto vivendo ancora. Respiriamo strati di bugie e preferiamo viver di esse convincendoci di uno stato di presunta verità, abbiamo spalle abbastanza grandi per poter portare le considerazioni non dette di chi ci fidiamo. Ascolterò i vostri consigli senza valore, non mi interessano le vostre parole nella convinzione che siete carta a cui nessuna poesia potrebbe dare valore, e del vostro chiamarmi la mia mente si stanca, mentire stanca. Convinti di riposare mentite anche nei sogni, i miei sogni sono chiari e non vogliono esser sporcati. Nemici di questa tranquillità giocate a parlar di altri per non guardare voi stessi. Piccoli uomini che hanno paura di scoprire chi sono, senza saper che la pelle sporca si lava e non si brucia. Ma salve piccoli figuranti di un teatro fallito, una commedia che non è la mia, incoscienti di viver in una tragedia senza copione e senza spettatori, si fingono di esser attori di prima scelta quando sono carne al macello di un mondo che ha scelto di esser crudele. Non conduco nessuno a morire, ma non aspetterò di vederli perire queste comparse, ho capito che fa troppo schifo questa trama per poterla correggere, vivo la mia e la correggo senza sputarci sopra. Ho scelto un teatro e una compagnia migliore, non ci interessano spettatori ma solo l'opportunità di recitare senza maschere. Piccoli uomini condotti al macello non vi guarderò sopperire ma vi scannerete e penserete a quant'è piccola quell'anima che sotto falsità avete lodato come cani abbandonati, e poi abbandonati da chi? Che alla fine siete sempre stati soli e affamati.
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