giovedì 18 febbraio 2010

forever at your mercy

Come son tristi queste parole ancora non scritte, come son tristi queste parole ancora non dette. Simile ad una lettera, simile ad una scongiura o ad una preghiera, le mie dita scorrono veloci nel raccontare, nel parlare tramite parole piene di ogni emozione, simili a quelle di un pianista con le sue note, simili a ballerine sulle loro punte. Danzanti veloci scorrono e si perdono, si intrecciano in malinconie assordanti, rumorose che si trasformano in note silenziose alle orecchie, suoni troppo alti invece per il cuore che ascolta discorsi lunghi o brevi e non dimentica nessuna congiunzione. Avessi voluto guardare un pò più a fondo in questi occhi avresti scoperto che, che la luna sarebbe stata meno luminosa di ogni mio pensiero, che le stelle non erano mai abbastanza per illuminare la nostra pelle, che le mura contengono sempre qualcosa di più grande al loro interno, che niente si limita ad essere semplice essenza. Che in ogni mio gesto c'era un profumo diverso, che i tuoi sensi erano spenti, che li tenevi a dormire, che nessuna parola era mai stata vana, che non è era mai stata lasciata al caso. Avessi avuto la volontà di amare o di aprire gli occhi, avessi voluto prenderti cura di me, avessi voluto baciare questi graffi sulla mia pelle sporca, avessi voluto dedicarmi una canzone se non sapevi esprimerti in parole, se mi avessi tenuta un pò di più tra le tue braccia solo per non farmi sapere sola, se mi avessi toccata ed accarezzata con la delicatezza di un gigante con il fiore selvatico avresti scoperto che sono più di un corpo, che sono più di un'anima, che sono più di un cuore e che sono più di quello che racconto. Le mie braccia sono troppo stanche per abbracciare ancora un corpo che non esiste, un corpo che andava oltre all'essere qualcuno, i miei piedi sono troppo stanchi per rincorrerlo ancora, ed il mio cervello formula razionalità banali e troppo semplici, la mia creatività si adagia su un letto di solitudine, ma la mia anima ancora ha la forza di sorridere, che la vita non è solo questa, che la vita poteva essere diversa ed invece ha deciso di concentrarsi su di un volto che non era girato mai verso me. I miei arti continuano a muoversi ma verso altre direzioni, ed anche l'orizzonte è cambiato, sta sorgendo un altro sole dopo una lunga notte, ma alla mia anima piace ancora ricordare quanto era bello aver fissa in mente un'immagine che non sbiadiva nemmeno se la scolorivo un pò. Ma ora prendo i miei bagagli, le mie storie e le mie esperienze devo andare a crescere ancora, ho ancora tanta strada da fare, altri volti da incontrare mentre tengo strette le foto di chi è sempre rimasto, di chi ha raccolto la mia elemosina e non mi ha mai abbandonato. Ma ora prendo questi fiori e li porgo sul ricordo di chi ha ricevuto i miei doni e da cui non ho mai chiesto nulla in cambio, lascio i rimpianti sparsi lungo la strada, lascio i rimorsi ad ostacolare il passato, non mi volgerò indietro, ho corso ed ho passato il turno a qualcun altro, e se mai quel corpo volesse fermarmi dovrà discutere col tempo, ma non con le mie labbra. A testa alta vedrò sorgere il sole, a testa alta mi riposerò senza bagnare il mio viso, senza commentare. Come sono piene di speranza queste parole, simili alle dita di un pianista le mie corrono veloci e dicono un semplice addio che possa farla sentire libere... cosicchè possano amare e non l'inesistente corpo di chi non è mai arrivato.

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