mercoledì 24 febbraio 2010

Forgive me

Ed una voce lenta e sottile mi biasima, continua a ripetere con voce ferma di chi rimprovera, di non scrivere, di non parlare di sensazioni simili a malinconia. Ma tutto ha perso il suo sapore originario, tutto è svanito ed è rimasto sfocato in pensieri troppo lascivi. Non manca una persona, non manca un sentimento, non manca il cielo e non mancano nemmeno le stelle. Manca la certezza di essere persona, manca la certezza del nome ed anche del cognome. Manca la certezza di esser un corpo ancora intatto, manca la certezza che queste mani e queste braccia possano incontrarsi tra di loro. In uno specchio appannato, l'immagine resta ancor troppo incerta, negli occhi ho messo parole e sensazioni senza pensare a queli fossero, e nella testa ci son pensieri che non dovrebbero esserci. Pazzia. E' folle pazzia del non sapere a quale luogo appartenere, è la pazzia di chi ha perso se stesso e le lacrime non possono farlo ritrovare. E' la pazzia lucida che bussa alla porta e non si nega di farla entrare. E' la solitudine che porta luci di razionalità per accettare il mondo anche quando gira al contrario. In mezzo allo squallore potrai dire di seguire la cometa e di giungere allo stato d'animo in cui i sensi si riposeranno dall'affanno, maltrattati e spenti dormono per poter rivivere. Qualcosa che non so spiegare, non ho perso nessuno ma sono la consapevolezza di poter dire chi sono. La coscienza non si lava e non muore tra i sensi di colpa, e se l'esistenza è un senso di colpa di certo quella non ero io. Perchè tra melodie profumate ricerco l'essere, e l'essere più viva di prima.

domenica 21 febbraio 2010

Hopes

Si ha paura della morte, si teme e non si vuole. Ma quante volte siamo morti nello stesso cielo, quante volte siamo morti negli stessi sospiri e negli stessi affanni, credendo di non poter più riaprire gli occhi. Quante volte ci siamo abbandonati al dolore sanguinanti e feriti. Quante volte ci siamo rialzati accorgendoci di esser vivi ancora senza nemmeno rendercene conto, siamo morti e tante di quelle volte, andati in coma e ci siamo scordati chi ci ha uccisi. Quante volte siamo vissuti e siamo rinati correndo sugli stessi prati, raccolto gli stessi fiori e ci siamo rivolti sorrisi di chi non ricordava così belle le piccole cose. Quanto bruciano le nostre ferite, quanto piangono le nostre anime nella convinzione di esser sole in mezzo al rider sonoro, ma cantiamo e cantiamo sorridenti per quando rinasceremo, e ci sveglieremo in un coro guardando fuori la finestra, sotto lo stesso cielo e ci ricorderemo di quel colore che aveva perso ogni nome, ci ricorderemo che ci piaceva il sole, e ci piaceva abbracciarlo e non avevam paura che scottasse troppo.

giovedì 18 febbraio 2010

forever at your mercy

Come son tristi queste parole ancora non scritte, come son tristi queste parole ancora non dette. Simile ad una lettera, simile ad una scongiura o ad una preghiera, le mie dita scorrono veloci nel raccontare, nel parlare tramite parole piene di ogni emozione, simili a quelle di un pianista con le sue note, simili a ballerine sulle loro punte. Danzanti veloci scorrono e si perdono, si intrecciano in malinconie assordanti, rumorose che si trasformano in note silenziose alle orecchie, suoni troppo alti invece per il cuore che ascolta discorsi lunghi o brevi e non dimentica nessuna congiunzione. Avessi voluto guardare un pò più a fondo in questi occhi avresti scoperto che, che la luna sarebbe stata meno luminosa di ogni mio pensiero, che le stelle non erano mai abbastanza per illuminare la nostra pelle, che le mura contengono sempre qualcosa di più grande al loro interno, che niente si limita ad essere semplice essenza. Che in ogni mio gesto c'era un profumo diverso, che i tuoi sensi erano spenti, che li tenevi a dormire, che nessuna parola era mai stata vana, che non è era mai stata lasciata al caso. Avessi avuto la volontà di amare o di aprire gli occhi, avessi voluto prenderti cura di me, avessi voluto baciare questi graffi sulla mia pelle sporca, avessi voluto dedicarmi una canzone se non sapevi esprimerti in parole, se mi avessi tenuta un pò di più tra le tue braccia solo per non farmi sapere sola, se mi avessi toccata ed accarezzata con la delicatezza di un gigante con il fiore selvatico avresti scoperto che sono più di un corpo, che sono più di un'anima, che sono più di un cuore e che sono più di quello che racconto. Le mie braccia sono troppo stanche per abbracciare ancora un corpo che non esiste, un corpo che andava oltre all'essere qualcuno, i miei piedi sono troppo stanchi per rincorrerlo ancora, ed il mio cervello formula razionalità banali e troppo semplici, la mia creatività si adagia su un letto di solitudine, ma la mia anima ancora ha la forza di sorridere, che la vita non è solo questa, che la vita poteva essere diversa ed invece ha deciso di concentrarsi su di un volto che non era girato mai verso me. I miei arti continuano a muoversi ma verso altre direzioni, ed anche l'orizzonte è cambiato, sta sorgendo un altro sole dopo una lunga notte, ma alla mia anima piace ancora ricordare quanto era bello aver fissa in mente un'immagine che non sbiadiva nemmeno se la scolorivo un pò. Ma ora prendo i miei bagagli, le mie storie e le mie esperienze devo andare a crescere ancora, ho ancora tanta strada da fare, altri volti da incontrare mentre tengo strette le foto di chi è sempre rimasto, di chi ha raccolto la mia elemosina e non mi ha mai abbandonato. Ma ora prendo questi fiori e li porgo sul ricordo di chi ha ricevuto i miei doni e da cui non ho mai chiesto nulla in cambio, lascio i rimpianti sparsi lungo la strada, lascio i rimorsi ad ostacolare il passato, non mi volgerò indietro, ho corso ed ho passato il turno a qualcun altro, e se mai quel corpo volesse fermarmi dovrà discutere col tempo, ma non con le mie labbra. A testa alta vedrò sorgere il sole, a testa alta mi riposerò senza bagnare il mio viso, senza commentare. Come sono piene di speranza queste parole, simili alle dita di un pianista le mie corrono veloci e dicono un semplice addio che possa farla sentire libere... cosicchè possano amare e non l'inesistente corpo di chi non è mai arrivato.

mercoledì 17 febbraio 2010

Just

Nella pazzia c'è più lucidità. Qualunque cosa sia questo stato di infermità mentale mi porta a dubitare degli istinti, mi porta a razionalizzare questa giustificazione chiamata vita. E della filosofia ne posso fare a meno quando in ogni situazione manca la rigidità di contare fino a dieci. Alla fine tutto questo gran baccano è prodotto da visioni ed allucinazioni in cui perdersi è rendersi conto che è tutto più reale. Più reale di quanto si vuol nascondere. Mentire a noi stessi è questo il nostro mestiere, e lo sappiamo fare molto bene, non è stipendiato e non appaga per niente, torniamo a casa troppo stanchi per lamentarcene, basterebbe mettere le carte in tavola e scartare quelle che credevamo importanti per vincere. Stanca di uno stato momentaneo di pura malinconia, che vorrei diluirla in acqua, insapore, non ha forma. Non si può voler morire quando non si è mai vissuti, e nessun giorno è buono per poter dire abbastanza, c'è sempre un obiettivo superiore nel quale ci sentiremo di perdere. Nella pazzia trovo il benessere dinamico di una mente che vaga e viaggia. Ma qui se è buio è solo per ballare, accendo un'altra sigaretta e comincio a realizzare un pò di obiettivi, e non mi importa perdere se non ho nulla da puntare.

domenica 14 febbraio 2010

Words on fire.

Incontrollabile benessere statico
Insicurezza cronica di una malattia esistenziale
Scivoli via annaffiando la pelle graffiata
Lividi vividi dentro noi
Prigionieri tra mura di sangue e sudore
Vestiti di ricordi adornati di facili consuetudini
Parole incorniciate in freddi sorrisi
Ho corso verso l'oceano cercando la spuma
Delle onde per poter bagnare questi piedi stanchi.

Riprenditi o riportale in te quelle labbra abbandonate
Non conoscono la parola fine le mie braccia
pesanti che abbracciano corpi eterei e incostanti
Benessere statico, instabile voglia di certezza
Essenze profumate in mura sporche
Dipingono stanze vuote in versi banali
Rimani o riportami in te
Ho corso verso il mare per annegare
di bisogno di leggerezza.

Brucia il vuoto prima che si riempa
di stupide cadute e facili risalite
Rimorsi scontati e sguardi che fuggono
Pensieri divisi a metà, sogni nel mezzo
Di droghe senza prezzo e non nocive
I polmoni malati respirano te
Fare a pezzi l'anima ritengono conveniente
a poco prezzo vendono la felicità
Una maschera per coprire la vergogna
di dipendere da un legame invisibile.

Oh mio amico la mia testa diventa pesante,
Oh mie amiche parole non potrei tralasciare
il vostro significato in frasi sconnesse
In chiamate non ricevute
e in rose appassite, quando quest'oceano vibra di vita
Il mondo gira intorno a noi
Che se vi scrivo, scrivo con l'anima
e tutto traspare dagli occhi in un soffio di breve
ed intensa luce.

sabato 13 febbraio 2010

fireflies

Mi piacerebbe pensare che questi occhi comunichino qualcosa in più di una semplice lacrima nascosta, vorrei credere che la terra sia diversa e magari piatta, mi piacerebbe pensare che ad ogni mio gesto corrisponda una semplice e piccola risposta, magari sussurrata anche a voce debole, ma penso solo che tutto quello che ho provato è rimasto tra il muro di una stanza senza rimanere nel cuore di nessuno, chiuderò anche questo capitolo e smetterò di legger questo orrendo libro buttandolo via, e rimarranno solo pagine strappate in cui cancellerò anche i ricordi di quelle labbra che cullavano i sogni.

giovedì 11 febbraio 2010

What else is there?

Ci sentiremo così ancora per molto? Solo in parte liberi, solo in parte indipendenti, solo in parte contenti, e solo in parte malinconici, divise a metà queste sensazioni non riescono ad unirsi. In fondo all'anima è rimasto il peso di una coscienza sporca che non porta sensi di colpa, ci sarà qualcun'altro che non punterà il dito, mi dirà che non è svanito il volo di quelle nuvole. Mi daranno un ruolo senza accettarlo, solo in parte liberi, solo in parte amati. Quando i gesti non coincidono con le parole, e quando le parole a loro volta non coincidono nemmeno tra loro. Rendere uniche le metà è un lavoro che in queste notti richiede troppi sentimenti, ma sogno ancora quel viso con una lacrima tatuata sulla sua guancia, e mi ricorda che non è mai stato perso tutto il dolore versato, che non è mai stato vano questo stare bene senza mai chiedersi il perchè poi al ritorno. Scrivo frasi sconnesse e parole senza senso che non trovano risposta in nessuna di queste labbra, non aspetto nulla se non l'inizio di qualcosa che non sia solo una metà, che renda uniche queste sensazioni divise in due. I miei occhi raccontano ciò che non dovrebbero, i miei occhi non riescono a liberarsi, i miei occhi non riescono a liberare questa voglia di cambiare lo sguardo di chi li osserva, questi occhi non riescono a cambiare. Ma mi son voltata già verso altri orizzonti a cui non ho mai dato un nome, orizzonti sfocati che mi rendono sorpresa di questa voglia di alzare le mani contro al cielo, e tra il vento sentire la mia pelle ed il suo odore, questa pelle graffiata e bruciata che avrebbe altro da raccontare, ma che vuole solo carezze.

mercoledì 10 febbraio 2010

I Gave You All.

Dov'è stata la mia decisione? Ho mai preso parte a questa inutile scelta? E dove e quando le mie parole si son fermate... e non lo nego, è un bellissimo labirinto e non mi interessa trovare l'uscita, quando dentro il mio corpo e la mia anima l'ho già trovata. Potrei dire di esser pulita, ma alcune tracce le ho volute lasciare in un ricordo di quando la mia mente si stufò delle storie che non poteva raccontare. Sapete mi hanno voluta far cadere, e cadere più in basso, forse pensavano che la mia statura non mi avrebbe aiutata nella risalita, ma ora che respiro abbastanza da poter dire di vivere in piedi questa vita, son corsa via e in una foresta di parole a cui non ho dato mai retta. Potrei dire di aver dato tutto, forse anche troppo, ma pensavano che avrei pianto nei rimpianti, eppure non son rimasta senza nulla, i miei pensieri semplicemente si adagiano altrove, in terapie per nulla nocive, senza nessun dolore fisico ma lontano da casa. Sorrido e non mi sembra mai abbastanza, allora rido e mi sembra di esser tornata a dipingere con i colori su una tela che ho fatto bianca. Ciò che mi faceva paura semplicemente ha smesso di esser mostruoso a questi occhi, è solo fantasia quei mostri non erano altro che piccoli ostacoli, così piccoli da immaginarmi come un gigante. Avrei voluto dirmi sconfitta, ma più mi guardo attorno e più sorrido vincente, ho perso ed ho perso felice. Ho dato tutto, ed ho scoperto di valere più di quello che lo specchio riflette. In fondo cadiamo e mai sarò sola, vi accorgerete anche voi un giorno poi che non vi sareste mai meritati tutto ciò, ma son contenta perchè vi guarderete e vi sentirete nulla al confronto.

martedì 9 febbraio 2010

rain

Le bugie non arrivano mai sole, bruciano il petto ed arrossiscono le vecchie ferite, ma come potrei spiegarti questo cinismo che stiamo attendendo, queste donne cadono e sanguinano ma ancora sorridono, cadono come in un domino e non son mai sole, guardando fuori da questa finestra poco illuminata contano quelle poche stelle e poi danzano al chiuso in una canzone senza fine. Ma come potrei spiegarti che questo pensiero rimane svuotato del senso e di qualunque significato, ma come potrei spiegarti che questo petto non brucia più, lo sai anche tu che odio giorni come questi ma che continuo a ridere comunque, che ho smesso di sopportare e che nello specchio vedo il mondo e non mi fa paura, queste donne cadono e continuano a sorridere insieme, queste donne piangono ma hanno tanta forza da vestirsi ancora per uscire e di mostrare la loro bellezza, che quando piove si dividono il posto sotto ad un unico ombrello, che hanno cercato sempre l'uno conoscendo il mondo e son rimaste fregate in compagnia, ma il giorno dopo si sveglieranno ancora truccate ed ancora forti, lo sapevano che odiavamo giorni come questi, ma come potrei spiegarti questo cinismo che stavamo attendendo? questo ridere comunque e stare bene in mezzo alla folla di chi ha smesso di credere a queste parole futili, noi domani ci sveglieremo e a noi passerà fregandocene di quegli occhi in cui ci perdevamo, noi che cadiamo come in un domino e ci rialziamo l'istante dopo ancora vive.

domenica 7 febbraio 2010

Lithium.

Non posso sprofondare in inquietudini scomode e gratuite, non posso cadere in acque sporche ora che stavo lavando via le mie colpe. Non posso rialzarmi senza sentir dolore agli arti. Non posso esplodere senza ferire. E' un bisogno fisiologico di attenzione sintomatica. Contorta questa mente priva di maturità sufficiente ad elaborare stati d'animo al di fuori dell'eccesso. Quei pensieri denotano il tuo essere bambino con i suoi troppi perchè. Guardo là fuori ma pure col pianto addosso al viso e col pianto sulla mia schiena mi accorgerò d'esser viva ancora maledicendo quando arriverà il momento in cui non uscirà alcuna parola dalla mia bocca.

I like it I'm not gonna crack
I miss you I'm not gonna crack
I love you I'm not gonna crack
I Killed you I'm not gonna crack.

mercoledì 3 febbraio 2010

Smell like teen spirit.

Ho bisogno di nicotina. I miei polmoni richiedono un'altra dose. Non possono aspettare ancora.
Farsi del male non sembra mai abbastanza, ma è così che mi sento bene, vedere queste ferite e capire che sanguino ancora, che sto vivendo ancora. Respiriamo strati di bugie e preferiamo viver di esse convincendoci di uno stato di presunta verità, abbiamo spalle abbastanza grandi per poter portare le considerazioni non dette di chi ci fidiamo. Ascolterò i vostri consigli senza valore, non mi interessano le vostre parole nella convinzione che siete carta a cui nessuna poesia potrebbe dare valore, e del vostro chiamarmi la mia mente si stanca, mentire stanca. Convinti di riposare mentite anche nei sogni, i miei sogni sono chiari e non vogliono esser sporcati. Nemici di questa tranquillità giocate a parlar di altri per non guardare voi stessi. Piccoli uomini che hanno paura di scoprire chi sono, senza saper che la pelle sporca si lava e non si brucia. Ma salve piccoli figuranti di un teatro fallito, una commedia che non è la mia, incoscienti di viver in una tragedia senza copione e senza spettatori, si fingono di esser attori di prima scelta quando sono carne al macello di un mondo che ha scelto di esser crudele. Non conduco nessuno a morire, ma non aspetterò di vederli perire queste comparse, ho capito che fa troppo schifo questa trama per poterla correggere, vivo la mia e la correggo senza sputarci sopra. Ho scelto un teatro e una compagnia migliore, non ci interessano spettatori ma solo l'opportunità di recitare senza maschere. Piccoli uomini condotti al macello non vi guarderò sopperire ma vi scannerete e penserete a quant'è piccola quell'anima che sotto falsità avete lodato come cani abbandonati, e poi abbandonati da chi? Che alla fine siete sempre stati soli e affamati.

lunedì 1 febbraio 2010

Seventeen

E quante porte sbattute in faccia, quanti compianti e desideri rimpianti. Sussurro questo nome a seguito di discorsi senza inizio e senza fine, a chiederci come mai si chiami vita, a ballare immaginariamente con il caos intorno chiedendo sempre più ordine nel mondo. Con la voglia di spaccare lo specchio ed uscire matti in un bicchiere di dipendeza astratta, lei se ne va ubriaca di se stessa e non se ne va mai da sola, lei non beve mai per noia e non si diverte mai abbastanza senza atmosfere psichedeliche a consolare gli affanni, ha visto mille bicchieri e scelto sempre gli stessi, svuotato bottiglie e preferito le stesse droghe. Ma rimaniamo sempre qui a chiederci come mai si chiami vita. Ricordando gli anni del deserto in oasi senza alcun miraggio, ci svegliamo e sappiamo che non è reale questa pelle graffiata. Alzando il volume brucia la sonorità e brucia questa noia sottile di non rimanere mai fermi, abbassando la testa solo per poi spogliarsi in dettagli poco convenienti. Lei non si ferma mai, pensa troppo ma non fuma mai abbastanza. Imbarazzi in sensazioni di adrenalina, ed il mondo continua a girare e non sappiamo ancora correre, la caduta della regina e l'ascesa di un re.

domenica 31 gennaio 2010

Mic Check

Non bastano le notti folli per sperare in qualcosa che non diventi droga. Non servono le notti rimanendo svegli ad aumentare la stanchezza, in parole che non possono esser dette senza relative conseguenze. E giorno dopo giorno perdo un pò di stabilità con poca tranquillità ma relativo benessere, ed è uno stato di poca coerenza persino con se stessi. Ma se mi perdo nei tuoi occhi e basta solo quell'attimo per perdere la testa, senza volerla trovare almeno per un pò, non cercarmi un posto dove partire che più avanti ci si può fermare. Abbiamo ossessioni e mi compiaccio delle mie, a volte fanno male, a volte è solo dipendenza ma in fondo che importa se vogliamo viverci ed il tempo non ci sembrerà mai abbastanza, ad ogni modo ho vissuto sentimenti senza limitarmi a chiamarli sensazioni. E se canto sto bene dentro questa sensazione di sporco senza chiedere di lavare via le macchie, ma rendermi migliore delle mie azioni. Di notti ce ne saranno e non negherò di voler vedere la luce del mattino con te accanto, componimi una melodia che possa accompagnarmi quando mi perdo, che nelle mie vene inizia a scorrere libertà. Pensando senza lacrime ad insaporire la voglia di dormire. Qualcosa che somigli a quell'atmosfera e che rimanga indelebile anche quando non ho un'immagine definita ma solo sfocata... ed io rimango accanto a te.

sabato 23 gennaio 2010

Cade La Pioggia...

Goccia dopo goccia fingerai di stare meglio
Abbasserai la testa e penserai di averla sollevata più in alto.
Corrode lo stomaco, corrode la vita questa pesantezza.
Goccia dopo goccia fingerai che il cielo è sempre stato sereno.
Ma scivolo via in un istante, ti ho avuto e sto scivolando,
Dimmi a che serve stare in silenzio senza poterci dire amore.
Avere sete e non di vita.
Avere sete e non d'acqua.
Dimmi a che serve restare lontano senza poterci abbracciare.
Goccia dopo goccia crederò di essere stata amata,
E non sparirai in mezzo alla gente
Non voglio fingere qualcosa che si chiami traquillità
Quando senza poter sentire questa voce
Il mondo abbandona la sua ragion d'essere.
La mia essenza non svanisce ma profuma, e profuma anche di te.
Non rimanere a guardare la nostra pelle sporca
Ma lava via le sensazioni che avevi con lei
Dimmi che cambierai orizzonte
E dimmi che posso essere speciale
Che magari lo sono davvero, che sono l'unica.

martedì 19 gennaio 2010

Hurt

Cosa stai diventando? E me lo ripetevi spesso mio caro amico. Mi son costruita imperi vasti di false illusioni e falsi dei che ho lodato mentre eri via. Ancora non vedo il tuo ritorno: guardo fuori la finestra e non ti vedo correre verso le mie lacrime. Ma ricordo tutto. Come quando sussuravi accanto a me parole che nessun altro ha trovato per me. Scrivo queste parole per te, anche se a te non piaceranno perchè avresti voluto te lo dimostrassi. Perchè avresti avuto ragione se mi avessi detto che sarebbero state vane. Raccolgo pensieri rotti che non posso riparare. Ed il tuo rimane sempre uguale. Ho sbagliato, e non sei stato tu l'errore, mi dicevi che valgo più di quello che prendo, che valgo anche per i miei difetti e che racconto storie che sono vere. Mi sono focalizzata sul dolore, mi sono fatta male anche oggi credendo di non poter sentire dolore, e non mi sono accorta di averti perso. Cercavo di uccidermi ogni giorno di più per lavare questa sensazione ma non mi hai mai tradita, ed alla fine lo hanno fatto altri per te. Diresti te lo avevo detto, ma non l'hai mai fatto. Mi abbracciavi e per contava solo quel minuto. Ricordo le tue parole dolci, spezzate da una risata, ricordo che mi avevi descritto e non l'aveva mai fatto nessuno in quel modo. Quando sapevi anche quanti visi ho visto e quanti sono rimasti. Ma il tuo vorrei vederlo ancora adesso e non vorrei sbiadisse. Ho costruito imperi vasti fatti di lodi sbagliate e di sogni immaginari mentre eri via. Ma ti prego ritorna che ho da raccontarti quanto ho perso e quanto rivorrei, ho da raccontarti di quanto sono stata stupida a non ascoltarti. Mi diresti paga le tue conseguenze ora, ma lo sto facendo in silenzio. Saprai perdonarmi quando lascerò il dolore che finge di essere amore. Saprai perdonarmi un giorno quando capirò che il mondo non finisce qui. Saprai perdonarmi e quando lo farai sarà il regalo più bello. Non vorrei cadere senza te. Non posso cadere senza te. Tu che sei stato l'angelo di cui scrivevo canti, e non me ne sono mai accorta. Tu che hai preso la mia essenza senza prepotenza e spero la conserverai ancora. Tu che hai preso la mia fiducia e non mi hai mai delusa. Scusa per non aver mai fatto altrettanto. Ed ora che lo capisco so che non servirà piangere, ma vedendomi rialzare mi sorriderai e mi dirai: ti aspettavo da tanto.

lunedì 18 gennaio 2010

Pale blue eyes

Avrei tante storie da raccontare e da raccontarti che non ricordo più dove le ho messe.
E le parole sono così stanche di essere scritte e non poter essere dette che rimangono schiave delle mie inibizioni. Quando ripetevo che avrei voluto il mondo si fermasse sotto quelle luci a ballare non curanti del tempo. Quando mi ripetevo di voler le stesse mani almeno per un pò. Avrei tante storie da raccontare e che si fermano lungo la strada. Non sono poeta e nemmeno musicista. Non sono un'artista ma potrei dipingerti ugualmente senza saper da che colore cominciare. Potrei scrivere mille rime ugualmente senza sapere quale contorto descrivere. Lasciata senza fiato per poter respirare, per poter analizzare quale calcolo ho tralasciato o forse è così che doveva andare, forse è così che doveva cominciare. Ma la mia testa diventa pesante che vorrei farla riposare almeno un pò. E dirmi che sono stata comunque speciale alla fine. quando guardo lo specchio prendo la tua figura e la metto accanto alla mia, ma rimane sfocata la mia immagine che non so quale sia. Potessi rendere il mondo così strano e semplice nelle sue coplicanze come lo vedo io sorriderei, anche per un istante per aver scolpito te nella mia pelle. Di quante illusioni ci nutriamo e poi rinneghiamo di averle vissute. Ma non ci sembravano così scomode. E se chiudo la porta ho paura che non busserai mai. E se la lascio aperta ho paura non arriveresti in tempo, o non arriveresti scusandoti poi perchè non passava il bus. Ma io sono sempre stata lì senza chiamare nessuno, ho creduto che non ce ne fosse il bisogno. Ma volessi avrei il tempo per chiederti di rimanere vicino a me a parlare ancora, magari dormire e dirci che ci siamo fidati e dopotutto mai traditi. Vorrei scrivere di speranza invece che di nostalgia. Vorrei tenere impressi quegli istanti che ho messo insieme per un film, forse durava troppo poco o forse non era abbastanza reale. Ho pagato i miei sbagli anche col sangue, mi sono ferita ed ho anche pianto senza chiedermi quale fosse l'errore. E' tutto più confuso ma comunque rimane il profumo che mi hai lasciato, indefinito e dolce. Impazzisco, sto impazzendo e non so se mi piaccia. Quando avrei voluto il mondo si fermasse sotto quelle luci, e sotto quelle luci e quelle canzoni pensare di uscire e trovarti ancora lì. Per me. Ma mi tengo quello che ho, stasera prenderò le mie cose e me ne andrò. Mi piacerebbe saperti solo, affranto, per poterti tenere il viso tra le mani ed accarezzarti che nonostante tutto io sono sempre stata lì. Se vuoi prendi le mie storie e quando ti stuferai ti prego non gettarle che potrai dire di avermi vissuta e che è stato bello. La fiducia tornerà, mentre tutto scorre, ma tutto tornerà. Sono le mie storie.


" Le storie non si limitano a staccarsi dal narratore, lo formano anche: raccontare è RESISTERE"( cit. Joao Guimaraes Rosa )

mercoledì 13 gennaio 2010

Chapter One

L'inventiva che non muore ma alimenta le parole, il bisogno unico ed inspiegabile di uscire dalle mura della consuetudine, ed adagiare la mente in uno stato di ordinaria follia, ripetersi che vivere nella tranquillità non è precludere il divieto dell'involontario eccesso. E scrivere del mondo, della fantasia degli occhi che lo creano, poter esprimere la visione del cielo e di tutti gli elementi che lo compongono, parlare senza curarsi del tempo e senza curarsi del ritardo. Prendere le cose ed accettarle per come vengono e per come istantaneamente arrivano, senza poterle modellarle in qualcosa di inesistente solo per credere e lodare un dio che risponde solo nella nostra testa, o che volte non risponde per niente. Svegliarsi e non tormentare la mente con domande nella piena coscienza di non poter ottenere risultati a calcoli errati. Ricordare ciò che è svanito e non doverlo rimpiangere come fosse obbligo della vita dover avere rimorsi, che appesantiscono il vivere.
Giacere accanto ad un corpo e non fermarsi alla semplice definizione di qualcuno. E la mia associazione di idee che non rallenta nemmeno quando la sigaretta smette di essere tale. Dicono un caso patologico, scrivono un caso disperato e dello schifo che dovrei guardare allo specchio quando vedo la mia immagine, un cumulo di complessi che non conosce libera fuga. Dicono e senza sapere etichettano qualcosa che non sento e così la mia persona diventa solo considerazioni, che errate o giuste che siano gettano solo nello sconforto verso chi crede che leggere sia solo da usare nel termine di libro o frasi. Quando a volte nel silenzio i miei occhi sono storie che non ha mai voluto ascoltare nessuno. E mi chiedo se mai nessuno delle persone che ho perso per questo mi avrebbe mai chiesto sinceramente cosa c'era nella mia testa, ma sono solo supposizioni perchè quel che rimane sono solo ricordi che vorrei cancellare sebbene alcuni siano stati parte della mia vita. Perchè creano confusione sulla mia essenza che ha troppi profumi spiacevoli, profumi che ho sempre cercato di coprire ma che non se ne sono mai andati. Quando ciò che finalmente cercavo disperatamente di provare, e cioè la libertà di amare indipendente da ogni dipendenza, è il momento in cui l'uomo ti tenta a sviare da ogni sentimentale concentrazione, ti dice che è sbagliato essere istintivi e restare fermi a godere ciò che non si è mai visto. Dice che è sbagliato poter bere una sera e non potersi ricordare nulla, dice che è sbagliato farsi del male e poi piangere su se stessi, dice tante cose e forse anche giuste, ma sbaglia nel dirle con giudizio di chi in fondo sa tutto. Ho sbagliato si è vero, forse troppe volte e forse mai abbastanza, ma mi sono sempre scusata anche quando il silenzio avrebbe detto più cose. Mi sono sempre cercata di rialzare e tenere allacciati rapporti che evidentemente non dovevano esere tenuti sotto controllo, con troppa oppressione non si è mai ottenuto nulla. Ed io non mi so spiegare come nonostante tutto io stia bene così. La chiamano finta, simulazione, ma nel mio cuore è solo realtà ed ogni giorno da un pò di tempo mi sembra più vivo e reale del precedente. Ed aumenta sì la fragilità delle parole, la fragilità di quello che ho costruito. Ma ho scoperto qualcosa che tenevo nascosto ed è l'originale semplicità di potermi esprimere ed esprimere il dolore che ho tenuto segretamente nelle mie membra per anni. Disperato bisogno di scrivere e scrivere ancora, disperato bisogno di dire quanto male ho vissuto e quanto sto riscattando dalla vita. Quanto ho ora e non ho mai avuto. Di quando ho sorriso e mi è sembrato come se non l'avessi mai fatto, e di quanto è stato bello e persino meraviglioso camminare sotto la pioggia non curante di non potermi riparare, e di essere serena lo stesso. Ed è la sensazione che se piangerò ancora saprò da chi andare senza bisogno di parlare, saprò cosa scrivere, che il mondo è tutto qui, un nucleo, che quello che costruiamo è quello che vorremmo ma non è quello che è realmente, che perciò è fragile nella sua essenza, che però quel nucleo rimaniamo pur sempre noi e che essendo tali niente ci può scalfire od uccidere ma solo renderci più forti per il prossimo crollo anche se ci semberà di diventare più piccoli e più deboli. Uno degli infiniti errori dell'uomo è credere troppo alle proprie illusioni, vivere spesso in angoli che ci portano troppo lontani dalla coscienza di dire con sincerità ciò che siamo e ciò che lodiamo. Ci creiamo dei ogni giorno e ci definiamo atei. Ci abbattiamo per cavolate e diciamo di essere imbattibili. Giudichiamo per cose che anche noi facciamo. La verità è che o guardiamo troppo spesso noi stessi o guardiamo troppo spesso gli altri e commentare. Io vorrei solo che gli uomini si guardassero tra di loro senza alzare la voce, ma solo con libertà di poter dire di essere umani, e criticare ma senza odio, senza giudizio. Non dire mai di essere vissuti abbastanza che si impara troppo ma mai abbastanza ogni giorno di più. Che quello che sono non è solo brace, non è solo pelle sporca, ma è voglia di piangere senza tormento, di ridere senza paura e non essere descritta da altri con prepotenza di chi dice di conoscermi, quando se guardo la mia pelle non posso nemmeno dire " io so tutto di te". L'inventiva non muore ma mi fa parlare, e scrivere ancora di questo, del mondo che non vorrei modellare ma conoscere e renderlo migliore senza superbia.

Esy


E ricordare solo i primi istanti
i primi sorrisi e le prime canzoni.
Ricordare come è bello essere felici senza domandarsi il perchè,
e svegliarsi al mattino insieme
Ricordando la luce con il fumo di una sigaretta.
Ed ogni giorno come se fosse il primo
La mia terapia , e fare quei pochi passi ed incontrarti
E sapere che non sarà mai per caso
Che quelle che la gente chiamerà cazzate
per noi saranno qualcosa di più
I migliori ricordi di quando
Solo il vento ci poteva fare lacrimare gli occhi.
E sarà la mia terapia quando i miei occhi non vedranno al di là degli incubi
E saprai portarmi dove non serve parlare
e saprai parlarmi nella trasparenza
E saprai capirmi nei silenzi
E saprai accettarmi negli sbagli
Ed avremo la stessa adrenalina di prenderci per mano
E non essere sconfitte da un mondo che ci sta stretto
Ed avremo l'armonia di conciliare i nostri percorsi
E ricorderemo di quando abbiamo sorriso insieme
E di quando abbiamo capito che nessun giorno per noi è veramente l'ultimo
Di quando senza parlare ci siamo dette che per noi la parola fine è solo di chi ci invidierà.

Grazie.

lunedì 11 gennaio 2010

I wanna go Crazy

La senti quest'adrenalina che sale e sale
E non potrai rimanere fermo a guardare
Con quest'adrenalina che sale e sale
E non potrai rimanere a domandarti se
domani riuscirai ad allontanarti ancora
La senti questa voglia di impazzire
E non pensare che non riuscirai a vedere
Che c'è troppa confusione per poter capire
Con questa adrenalina che sale e sale
E se l'impatto con la realtà
ti sembrerà troppo crudo quando verrà una nuova alba
Alza questa musica, senti che batte più forte
Con quest'adrenalina che sale e sale ancora
e non rimanere fermo a chiederti se ci tiene
E non pensare che tu sia fottuto che il mondo
è rimasto tutto quello che non riesci a vedere
alza questa musica e inizia a muoverti
Con quest'adrenalina che sale e sale
inizia a credere di essere leone in mezzo al gregge
Senza esser crudele alza il volume
e balla a testa alta che nessuno potrà ucciderti
E non pensare se ci tiene prendi in mano
questo mondo e non dire di non essere in grado
Con quest'adrenalina che sale e sale
Potrai persino scordare e cambiare,
di essere stato debole.

Le Carnaval

Nelle tue forme mi sono addormentata
Nel tuo cielo ho camminato
ed ho ammirato la tua arte
Il bianco della neve ed il freddo della tua bellezza.
Il suono della tua lingua incompensibile ai miei sensi
eppure sottovoce mi ci sono addormentata.
E mi hai cullato i pensieri li hai addormentati
ed io non ho fatto altro che guardare
i giorni terribili che diventavano meravigliosi nelle tue strade.
Una parata, una sfilata ed un corteo di profumi
Sapessi e potessi sentirmi tu da qui
che svegliarsi e non vederti quanto piange il cuore
sperando un giorno di poterti rivedere
se non con la neve con il sole
ad illuminare quelle case che raccontano storie
Le mie mani hanno toccato ciò che non è possibile descrivere
e tu che non sai di essere così bella
quando in me si risvegliò la poesia nei tuoi occhi
così racconto di te, e racconterò di quando ti incontrai la prima volta
E dell'atmosfera che si diffuse nell'anima
quando entrasti nel mio cuore ed anche nella mia vita.
Cara e dolce, romantica e sensuale Paris*


Henrietta

martedì 5 gennaio 2010

Unintended

Sarai la mia scelta inconsapevole
che tutto il resto potrà aspettare ancora
Che sarò vicina anche quando il mio corpo riposerà
In un'altra parte del mondo pensandoti.
Sarai la mia caduta e la mia nostalgia
Potrebbero essere delusioni e un giorno
potrebbero essere solo ricordi che non vorrò cancellare
Io sarò vicina il più presto possibile quando chiamerai le stelle
E cercherai solo conforto per poter stare in silenzio
E sfogare tutte le preoccupazioni.
Sarai la mia scelta inconsapevole
Che tutto il resto non potrà uccidermi
Che ogni respiro non resta vano
Sarai la mia scelta inconsapevole
Che ho avuto caldo anche quando c'era la neve
Potrebbero essere illusioni o solamente desideri
Ma sarai la mia caduta e la mia nostalgia
Quando credendoti non penserò alla fine.
Sarai la mia scelta inconsapevole
Che abbiamo visto mille cieli
ma siamo sempre appartenuti ad uno solo.

domenica 3 gennaio 2010

Mad about you


Dolce e insensibile l'inverno che porta vento nelle certezze
Ed io che non riesco nemmeno a sentire il freddo
entrarmi nel cuore, e tutto giace nel non dire
parole che sai avrei nascosto senza pronunciarle
quando nel tuo sguardo scopro le mie labbra serrate
E cadevano foglie intorno senza poterle fermare
avevano vissuto quanto loro era dovuto
E son morte senza lamento e senza pianto,
quando l'anima mia straziata continua a fare troppo rumore
Potessi non sentire la stanchezza che uccide
cadrei senza lacrime sul viso anch'io.
Così gentile simile ad un sogno mai raggiunto
Ritornerei a recuperare tutto ciò che sfugge
senza dover correre dal tempo e pregare.
Aver lodato illusioni, aver creduto a promesse
Infrante e mai dette.
Quanto altro tempo per aspettare di dare un senso
a quegli abbracci e a quelle canzone che hanno suonato per noi
Per poter contare un numero che non sia zero, per poter vedere il sole senza chiudere gli occhi
Cancellare ogni paura e non pensare di non poter avere ali.
Cancellare ogni apatia e recuperare ciò che abbiamo perso
Baciami quando fuori anche il cielo si dispera e ricordami che il mondo si fermerà
in quell'istante e non sarà mai un semplice ricordo
quello in cui abbiamo vissuto gli stessi minuti in mezzo allo stesso baccano.

Gentle Storm

Come la mia testa diventa pesante
e nelle vene scorre soffice vuoto per adagiare i tuoi pensieri
Ed è bello dormire nei boschi tra i fiori
e noi diventando qualcun altro solo per una notte
Ritrovando la luce al mattino risvegliandoci con il piacevole respiro di chi è ancora vivo
Io non posso portarti ovunque e non posso portare ovunque i desideri che si propagano
Ma posso rialzarmi e tendere la mano
Accarezzando l'inesistente corpo etereo dell'inverno
E ritroveremo la luce al mattino piomberemo in una favola
che ha solo nome e nessun lieto fine
per poi rinascere e scordare ciò che abbiamo pianto.
Come la mia testa diventa pesante pensando alle varianti possibili e calcoli errati
inquinando le membra, inquina i polmoni
che non lasciano respiro sognando aria e sognando le tue mani.
Dovremmo essere grati a quell'istante in cui abbiamo vissuto noi stessie consumato il male scoprendo che avremmo preferito altro.

Henrietta

Jackie Cane

Senti questa mancanza come fosse astinenza
Estranei nella realtà, vicini nelle inquietudini
Non posso riposare quando non c'è quell'odore
entra nelle vene e non svanisce in un solo istante
Per poi scrivere mille poesie che profumano di te
Mille righe che profumano di qualcosa che voglia essere libertà.
E come lo chiami il distacco dalle cose importanti
La distruzione di tutte le inibizioni cercate e costruite.
Quando eravamo devoti alle nostre idee lodando un dio che modellavamo su di noi, a nostra immagine e somiglianza.
Ridefinisci la soddisfazione tra le braccia del pensiero
che tutto sarà possibile in un bicchere ed in una sigaretta
Ridefinisci l'amore tra le braccia del pensiero che tutto svanirà
e ci sarà altro dietro l'angolo.
protetti dal credere di potere pensando fosse zucchero ad amaro
eppure qua ci trovano lo stesso, e abbiamo saputo non è un nascondiglio adatto
E le barriere e tutte queste maschere non serviranno a nulla quando chiamerai amore e penserai al suo opposto.


Henrietta